Una rovinosa routine. O no? / parte 2

La prima parte dell’articolo la trovate qui

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foto Creative Commons © Rob Lawton (https://www.flickr.com/photos/roblawton/)

Parlando seriamente: come ben sa chi ha un figlio, non è facile.
La routine uccide, forse più della fatica, che comunque non è poca: e questo vale in tutti i campi, vedi il lavoro, ad esempio.
Mi sono perciò chiesto: è inevitabile che la routine rovini tutto? Si può fare, ragionevolmente e realisticamente, qualcosa?
Si può, credo, provare a cambiare lo sguardo. Ricordare che lo facciamo per lui o lei, per il suo bene, e provare a trasformare questi stati d’animo. Si tratta, alla fine di tutto, di amare questo figlio o questa figlia: e l’amore in questo caso è una cosa pratica, molto concreta, apparentemente banale. Non farla diventare noiosa né svuotarla del suo contenuto più profondo è compito di noi genitori.
È una questione di sguardo: e lo sguardo si può cambiare. Certo, se siamo abituati a coltivare con scrupolo le nostre rabbie e la nostra tristezza, non sarà facile.

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foto Creative Commons © Jin Han Tan (https://www.flickr.com/photos/fireforge_photo/)

L’orizzonte del discorso può diventare più ampio. Chiunque sa, banalmente, che la vita è un’alternanza di consolazioni e desolazioni: il credente sa – o dovrebbe sapere – che Dio si fa trovare anche nelle desolazioni. C’è una luce, la Sua luce, anche nel malessere.
Bisogna imparare dai dolori, dai momenti in cui non siamo per nulla consolati. Bisogna in un certo senso farsi saggi nei momenti di solitudine, nei momenti difficili (e naturalmente bisogna crescere nelle cose belle, rimanere fedeli alle cose buone, che ci fanno bene).
Ho motivi per continuare a farti da padre, caro il mio Giovanni: ho motivi, anche se mi tieni sveglio a cullarti fino alle 4 perché hai le coliche. I motivi che si trovano nel deserto della desolazione, della routine, nel deserto del dolore addirittura, sono i più veri e i più forti, oltre ogni retorica.

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© Maessive / Flickr Creative Commons License

Perché “quando la croce diventa il luogo dove Dio ci parla, quello che ci dice là, vale per sempre. Quello che ci dice là è roba Sua, viene dallo Spirito Santo”.

(Sono debitore per quest’ultima frase e per la seconda parte di questo articolo di don Fabio Rosini, in particolare di questo ciclo di catechesi qui e della 5a puntata, La luce della notte)

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3 pensieri su “Una rovinosa routine. O no? / parte 2

  1. Pingback: Una rovinosa routine. O no? / parte 1 – Missione Giuseppe

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