San Giuseppe, uomo obbediente

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Caravaggio, “Riposo durante la fuga in Egitto”

Secondo articolo di avvicinamento a domenica 19 marzo, per ispirare il nostro essere padri del Ventunesimo secolo alla figura di San Giuseppe, nel giorno della sua festa.
Oggi siamo nel Vangelo di Matteo, capitolo 2°:

[I Magi erano appena partiti, quando] un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio. (Mt, 2,13-15)

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Adam Elsheimer, “La fuga in Egitto”

Non capita a tutti di ricevere in sogno la visita di un angelo del Signore. Ma di ricevere un “comando” può capitare e ne abbiamo sicuramente fatto esperienza tutti. “Comando” inteso come invito ad agire, che può arrivare dalla nostra coscienza o intelligenza, da chi ci vuole bene, da un educatore o un terapeuta.
Può essere un consiglio pieno di buon senso, o un’ispirazione (per farsi un’idea di quali vengano dallo Spirito Santo e quali no, consiglio l’ascolto di tutto questo ciclo di catechesi di don Fabio Rosini; nello specifico si parla di ispirazioni e suggestioni qui).

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Annibale Carracci, “La fuga in Egitto”

Ecco, quanto è difficile – nella mia esperienza personale – essere obbedienti (ne parlavamo anche alla fine dello scorso articolo). Lo sono verso decine di convenzioni sociali – sulle quali magari non mi soffermo troppo a riflettere – mentre faccio una gran fatica a esserlo nelle cose che mi mettono in discussione, o che mi richiedono di uscire da me stesso, di faticare. I comandi che mi richiedono di sudare mi mettono in crisi, cerco in tutte le maniere di scansarli.
Giuseppe prende e parte. Nella notte. Con moglie e figlio neonato. Non c’ha pensato e chissà, forse temeva che se si fosse fermato troppo a pensare avrebbe trovato mille motivi per non mettersi in cammino – almeno, a me solitamente accade così.

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Luc-Olivier Merson, “Riposo durante la fuga in Egitto”

Certo, in cuor suo sapeva che il “comando” era giusto, era per il bene suo e della sua famiglia: Giuseppe non ha dovuto fare discernimento, come invece spesso dobbiamo fare noi. Mettersi in ascolto della voce di Dio e della Sua Parola nella preghiera aiuta, ma – nuovamente – affatica, mette in crisi (voi non so, me senza dubbio). Giuseppe obbedisce e si comporta di conseguenza. E salva la vita di Gesù.
Giuseppe è un uomo concreto non solo nel lavoro che fa – il falegname – ma nella sua intera vita. La propria concretezza la basa su un comando di Dio. Per me, che spesso non agisco perché perso dietro pensieri sterili e quando lo faccio mi muovo d’impulso od orgogliosamente convinto di avere la verità in tasca, la testimonianza di Giuseppe è dirompente.
Se mai mio figlio e mia moglie si dovessero trovare in pericolo, spero di avere l’umiltà di seguire l’esempio di Giuseppe, esempio fatto di ascolto e ubbidienza.

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Pieter Brueghel il Vecchio, “Paesaggio con la fuga in Egitto”
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