San Giuseppe, uomo prudente

Ultimo articolo di avvicinamento alla memoria di San Giuseppe che si festeggia il 19 marzo (gli altri due li trovate qui e qui). Siamo sempre nel Vangelo di Matteo, capitolo 2 (vedi alla fine del pezzo).

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James Tissot, “Retour d’Égypte (Ritorno dall’Egitto)”

Al momento di tornare a casa, Giuseppe “ebbe paura di andarvi”, dice il Vangelo. Ha infatti saputo che il nuovo re è Archelao e suppone che potrebbe essere come il padre Erode.
Cos’è la prudenza? Dice la Treccani: “Atteggiamento cauto ed equilibrato di chi, intuendo la presenza di un pericolo o prevedendo le conseguenze dei suoi atti, si comporta in modo da non correre inutili rischi e da evitare a sé e ad altri qualsiasi possibile danno”. Personalmente mi muovo spesso tra due poli opposti: o un’ansia eccessiva o una sicurezza ingenua.
La prudenza infatti è una virtù difficile da imparare. Oggi poi che si fa fatica a interpretare questa realtà così complessa, e difatti i rischi insiti in ciò che facciamo, usiamo, viviamo – le novità tecnologiche in primis – vengono fuori alla lunga distanza. Come dice la saggezza popolare, “si chiude la stalla quando i buoi sono scappati”.

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Caesar van Everdingen, “Sacra Famiglia”

C’è poi questo “rumore di fondo” per cui l’esperienza di ognuno assurge a criterio universale: atteggiamento che tradisce una certa immaturità. Spiega bene il perché il francescano padre Giovanni Marini: “Ciò che caratterizza la psiche del bambino è il prevalere dell’egocentrismo, il non rendersi conto che possono esserci punti di vista diversi dal proprio, una certa incapacità a capire che ci possono essere aspetti della realtà che non si conoscono, l’accentuazione di esperienze personali che hanno però una portata assai limitata, il non capire che la tua esperienza è solo tua mentre le modalità espressive possono essere tantissime e altrettanto valide di quelle che hai fatto tu” (da L’amore: un nome, un volto, Porziuncola Edizioni, Assisi 2006). Alzi la mano chi non ha pensato scorrendo questa descrizione a tanti intervento che si possono leggere quotidianamente su un qualsiasi social network.
Ma se la mia esperienza diventa criterio universale, come faccio a sapere quando questo criterio è giusto o sbagliato? Lo scopro quando sbatto violentemente la testa. Non so voi, ma a me quando accade non diverte per niente.

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Simon Vouet, “Sacra Famiglia”

Per noi cristiani, la prudenza è anche una delle quattro virtù cardinali, quella “capace di dirigere l’intelletto nelle singole attività in modo da discernere ciò che è giusto e che conduce al fine ultimo dell’uomo” (sempre la Treccani; se volete approfondire potete farlo qui).
Il fine ultimo di Giuseppe era custodire Gesù e Maria, e l’ha fatto fino in fondo. Il fine ultimo della mia vita qual è? Sono capace di discernere, e di capire cosa mette in pericolo il mio cammino verso questo fine?
Domenica è San Giuseppe, e lo prego di aiutarmi a capire e agire di conseguenza; a dirigere i miei passi lontano dal pericolo verso quelle “regioni” della vita dove si possa adempiere la Parola del Signore per me e la mia famiglia.

Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno». (Mt, 2,19-23)

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