Gemme che spuntano e foglie che cadono

È mezzanotte passata, e sto dando il latte a Giovanni. Il latte materno ha un odore particolarissimo: alcune gocce scendono dall’angolo della bocca del pupo, ne colgo l’odore e mi affretto a pulirle con un fazzoletto.
Guardo mio figlio negli occhi mentre mangia: sono molto belli, di un colore indefinibile. Grigio bruno? Blu notte? Pervinca scuro? Rimarranno così? Chissà. Sono anche pieni di cispe: al momento opportuno interrompo la poppata e glieli pulisco con un batuffolo di cotone intriso nella camomilla.
Giovanni emette un suono, breve e squillante, quasi soddisfatto. Ricomincia a mangiare, si ferma dopo un po’ e respira affannato. Gli carezzo i capelli, morbidissimi.
Mi trovo a pensare: anche a me hanno pulito gli occhi dalle cispe. Anch’io sono stato nutrito a notte fonda. Mani delicate hanno lavato e cambiato anche me.
Non è qualcosa per cui essere grati?

©hthg1983_lo-res
foto Creative Commons © Giang Hồ Thị Hoàng (www.flickr.com/photos/hthg1983/)

Sono stato nutrito, vestito e coccolato. Mi hanno sicuramente fatto il solletico e carezzato la testa, proprio come faccio io a Giovanni. Poi mi hanno mandato a scuola, mi hanno comprato libri e fumetti, mi hanno portato in vacanza. Tutto scontato? Assolutamente no.
Quanti bambini ancora oggi non hanno il necessario per vivere? Una larga parte forse ce l’hanno – anche se la povertà sta tragicamente tornando – ma spesso pure a loro continua a mancare qualcosa: un’atmosfera d’amore vero in cui crescere il più possibile sereni.
Quel senso di protezione, di interesse che va oltre l’avere o non avere cose, ma è fatto di gesti non frettolosi, pensieri non astratti, amore non distratto.
Io bene o male ho avuto tutto questo: ma per tanti anni, anche dopo l’adolescenza, invece di coltivare la riconoscenza e ringraziare, ho lavorato il mio orto interiore a rabbia e ingratitudine. Non è cresciuto nulla di buono, ovviamente. Solo tanta tristezza.

©ekilby_lo-res
foto Creative Commons © Eric Kilby (www.flickr.com/photos/ekilby/)

I miei genitori non erano stinchi di santo, per la verità (come ho in parte raccontato qui): però mi hanno dato tanto. E solo ora che sono padre a mia volta mi ritrovo a pensare a tutte queste piccole grandi cose gratuite con cui sono cresciuto. Ho sempre puntato il dito contro quello che non mi era stato dato, quello che non avevo avuto (non tanto in termini materiali quanto in termini di amore e affetto).
Stanotte ho capito forse il valore del fare memoria, del concentrarsi sul ricordare la bellezza, non le brutture. Faticoso ma ottimo esercizio da fare ogni giorno.

©dpblackwood_lo-res
foto Creative Commons © duncan blackwood (www.flickr.com/photos/dpblackwood/)

Santa Maria […]
aiutaci a comprendere
che additare le gemme che spuntano sui rami
vale più che piangere sulle foglie che cadono

(don Tonino Bello)

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