Figli e cellulari

No, non è un post su come, quando e quanto dare il cellulare ai nostri figli, parla di altro.

Oggi mi sono reso conto che mio figlio non dà gratificazione immediata. Cioè, me n’ero accorto da un po’, ma stamani ho avuto la certezza chiara delle implicazioni di questo fatto.
Ovvero – da parte mia – sbuffi, perdita della pazienza, rabbia, noia… Tutti queste reazioni non capitano sempre, per fortuna, ma capitano: oh, se capitano.
Curiosamente, il cellulare al contrario dà gratificazione immediata: il perché questo succeda l’ho scoperto guardando questo video:

Così ho finalmente capito perché tanti padri di neonati mettono mano al cellulare mentre tentano di cullare/calmare/intrattenere il pupo (non voglio rovinarvi il piacere di scoprirlo da soli: ma sono una quindicina di minuti ben spesi).
Poi, dopo aver realizzato che capita spesso anche a me di fare così, mi sono fatto una domandina facile facile: cos’è l’amore?
Qualcosa che mi gratifica sempre e immediatamente? Un neonato però non lo fa: quindi non lo dovrei amare?
Oppure l’amore è qualcosa che soddisfa sempre i miei desideri? Ma quello che desidero in questo momento è dormire, e mio figlio me lo impedisce: quindi non lo dovrei amare?
Insomma, cos’è quest’amore?

Qui il rischio di lanciarsi in definizioni da bar o peggio ancora da salotto televisivo diventa altissimo: nel Vangelo la risposta c’è, mi rifaccio a quella.
Piuttosto, mi rendo conto di un grosso rischio a cui noi padri siamo esposti. Il buttarsi cioè in tutto quello che ci dà grossa gratificazione per compensare le poche o punte gratificazioni che invece dà il neonato: e non mi riferisco al solo cellulare.
Ad esempio, buttarsi ancor più nel lavoro, quando è un luogo dove siamo affermati e ciò che facciamo ci appaga: lasciando così la sola mamma come figura di riferimento “di peso” per il pupo.
Questo forse è il pericolo più grosso, anche perché è il più consistente in termini di tempo.

©moritzdittmar
“Smartphone or Son?”. foto Creative Commons © Moritz Dittmar (www.flickr.com/photos/moritzdittmar/)

Ma, se ad esempio siete nati a cavallo degli anni Ottanta, un altro pericolo può riguardare tutte le “cose da nerd”: giochi di ruolo, videogame, ecc. Anche uno sport può diventare un rifugio in cui fuggire dal peso dell’essere padre: palestra, ciclismo, calcio e calcetto…
Non che tutte queste cose siano male, capiamoci: anzi, continuare ad avere una vita, degli hobby, ecc. è una cosa sana. Ma va trovato un equilibrio (a favore del bimbo: lo scrivo a scanso di equivoci)

E quindi? Non so se può valere per tutti, ma io, quindi, mi sono salvato questa foto nel cellulare e nei momenti più cupi prendo e la guardo.

Quando costa, è amore
(l’immagine viene da qui: https://gesuperatei.wordpress.com/2017/03/06/segreti-5/)

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3 pensieri su “Figli e cellulari

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