Una libertà impressionante

Copertina Due figlie
La copertina del libro

Conoscete Leo Ortolani? Se la risposta è no, beh, dovreste. Non è solo un grandissimo autore completo di fumetti – disegna e sceneggia dotato di un’ironia rara e intelligente: come se solo questo non fosse già abbastanza, – è pure scrittore.

In Due figlie e altri animali feroci descrive l’esperienza della trasferta in Colombia per l’adozione della sue due figlie, Johanna e Lucy. Il libro ha due qualità a mio giudizio rare: da una parte è spassoso – leggere per credere, – dall’altra è ricco di spunti di riflessione non solo per chi è genitore adottivo o si appresta a diventarlo, ma per chiunque abbia un figlio.
Mi voglio soffermare in particolare su un passaggio:

«Fate un giro sui forum dei genitori che stanno cercando di adottare. Ovunque, il timore del giudizio dei giudici, la richiesta di un consiglio su come rispondere agli psicologi, se sia meglio raccontare tutto, ma proprio tutto, oppure se sia più prudente tacere del nonno che ammazzava le vecchie e le sotterrava nell’orto, accennando solo all’incredibile dimensione delle zucchine.
Perché tutte queste coppie, tutti questi poveri disgraziati, almeno una volta, durante il loro percorso, hanno pensato che se avessero avuto un figlio biologico, nessuno gli avrebbe rotto le balle in questo modo. Invece veniamo rivoltati come guanti, perché se potremo essere genitori, lo decideranno gli altri, gli esperti, che noi non sappiamo nemmeno chi sono, e che magari quel giorno lì hanno preso una multa per divieto di sosta, hanno scoperto che il marito manda sms di nascosto alla cognata o sono semplicemente stanchi».

“…se avessero avuto un figlio biologico, nessuno gli avrebbe rotto le balle in questo modo”: questa frase all’epoca in cui affrontai il volume per la prima volta mi colpì molto; a rileggerla ora che sono sposato ed è nato Giovanni, ancora di più.
Perché sembra scontato, ma pensandoci bene il fatto che praticamente nessuno dica niente a chi è padre naturale è una libertà impressionante.

Duefiglieealtrianimaliferoci
di Leo Ortolani – Sito ufficiale di Rat-Man, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4086562

Ora, se libertà non fa rima con responsabilità di solito nascono un sacco di casini, come la cronaca amaramente dimostra: eviterò di fare tristi elenchi, basta seguire con regolarità un telegiornale (consiglio comunque la lettura di questo articolo, che pure è di un anno fa e non tiene conto del crescendo degli ultimi mesi).
È anche vero che a fronte di una minoranza di casi tragici c’è una percentuale di chi si limita a “fare il compitino”, al massimo arrabbiandosi con i professori se “osano” criticare i loro figli, che è un comportamento triste, ingiusto e disprezzabile, capiamoci, ma non è un omicidio.
Soprattutto c’è chi, evidentemente, di fronte questa a libertà non si fa impressionare, ne sente la portata e si comporta di conseguenza: responsabilmente. La parola “responsabilità” viene dal latino e segnica letteralmente “capacità di dare risposte”: è la prima domanda che, da babbo apprendista, credo chiunque dovrebbe farsi è “Quello che sto facendo è il bene per mio figlio?”.
Ricordandoci sempre che se non ce la facciamo da soli questa domanda non ce la farà nessuno, a differenza di quanto accade per chi intraprende un percorso di adozione. Oppure, se ce la faranno, potrebbe essere ormai troppo tardi, perché il danno è stato fatto.
Come dicevo la volta scorsa, anche in questo caso mi sono fatto un promemoria mentale:

Educare è meglio che curare
citazione di don Luigi Maria Epicoco
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