“Tutto intorno a te”

La settimana appena trascorsa è stata difficile. Molto. Una di quelle in cui non solo ti si azzera la poesia, ma rivaluti fortemente la figura di Erode.
Non è stata esattamente una settimana di routine, intendiamoci: mia moglie ha avuto il virus gastrointestinale, mia mamma ha dovuto fare una serie di esami per un sospetto cedimento di una vertebra, mia suocera aveva sua mamma e il marito col virus anche loro (nonostante tutto ci ha aiutato come ha potuto: santa subito).
Quindi, dicevamo, una settimana stra-ordinaria e stra-complicata, in cui mi sono occupato prevalentemente io di Giovanni, stra-ordinariamente nervoso, forse per il poco tempo passato con la mamma.
Sono stati momenti in cui mi sono reso conto che “Dono” e “Amore” non sono, non possono essere più parole astratte.
E mi sono – dolorosamente – scoperto fragile, egoista, più di quanto già non sapessi di essere.

©Ludovica De Feo
foto Creative Commons © Ludovica De Feo (https://www.flickr.com/photos/ludoka/7228827972/)

Anche questo è mestiere di padre, del resto.
Come ebbe a dirmi il mio padre spirituale, il padre che è in noi lo “fa”, lo “tira fuori” il figlio: e ogni giornata così è un colpo di scalpello con cui Giovanni mi forma.
Colpi dolorosi, almeno per me. Che nel nido comodo della mia pigrizia, del mio egocentrismo ci sto proprio bene.

“Tutto intorno a te” un cavolo.

In questi momenti penso alle tante cose che in questi anni mi ha detto il mio padre spirituale. Ad esempio che ho bisogno tanto di riposarmi quanto di “morire”, che è proprio come mi sono sentito alcune volte in questi giorni.
Se riposare fa bene al corpo, morire fa bene all’anima. È doloroso ma ci fa bene, ne abbiamo bisogno, per crescere come padri, mariti, uomini.
Alla fine di questa settimana mi sono trovo anche a pensare che forse Dio vuole che sia più umile, che mi ricordi che senza di Lui, nisba. Non ce la posso fare. Niente sorrisi, solo sbuffi; niente pace nella tempesta, solo disagio. Niente senso. Grazie Signore per avermi ricordato che senza di Te, che sei il Signore della vita, la morte – inevitabilmente – ha l’ultima parola.

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