La piccola bellezza

Mia moglie mi ha bacchettato.
«Nel blog parli solo della fatica, di quanto sia pesante star dietro a Giovanni, della difficile routine di un genitore… Parla anche delle cose belle!».
Ha ragione, quella santa donna di mia moglie. È più facile che faccia memoria delle cose brutte che di quelle belle, e poi mi stupisco se a volte mi ritrovo triste o mi sento “affogare”: è la naturale conseguenza, mi sembra, di questo tipo di atteggiamento.

Quindi, le cose belle: la prima, la più importante, la più bella tra le cose belle che mi viene in mente è il sorriso di Giovanni.IMG-20170523-WA0003 Quando mi vede si illumina tutto, gli angoli della bocca gli arrivano alle orecchie e da qualche giorno si vedono pure due dentini fare capolino.
E niente – come ogni babbo sa – quando fa così è bellissimo. Talmente bello che tutto passa: fatica, caldo, frustrazione…tutto.
Mi ci beo in quel sorriso, non me ne stanco mai.

Ora, mi nasce dentro un desiderio: di non farlo spegnere mai, quel sorriso. Di riuscire a donare a Giovanni uno sguardo sereno, soridente, appunto, verso il mondo e la vita. Impresa quantomeno ardua considerato che io per primo non ce l’ho (vedi sopra…). Ma credo faccia parte del cuore di qualunque genitore sperare cose buone per i propri bimbi: e un profondo, vero sorriso – interiore ed esteriore – è la cosa migliore che si possa sperare.
Giova-smileA scanso di equivoci: lo desidero per lui, per la sua vita, non perché continui a sorridere a me. Che tanto l’adolescenza arriverà; ma ancora è lontana e quindi mettiamola da parte.

Ora: come posso fare, come posso raggiungere un simile obiettivo?
Credo che Giovanni sorriderà tanto quanto vedrà sorridere me.
Non solo sorrisi stanchi, fatti perché vanno fatti. Non solo sorrisi di fronte – scusate la banalità – a cose che…fanno sorridere. Anche – soprattutto – quei sorrisi che nascono dal cuore, da chi sa che qualunque cosa stia accadendo la sua vita è nelle mani di un Padre pieno di amore, che vede più lontano di noi e sa trarre il bene dal male che gli altri ci fanno (e che Lui non ha mai dato loro il permesso di fare: cfr. don Fabio Rosini). Per chi ha fatto gli scout, il sorriso di coloro che “sorridono e cantano anche nelle difficoltà”.

Un simile sorriso scaturisce, mi sembra, da due distinte fonti: da una parte è un atto della nostra volontà, per cui scelgo, ad esempio, di non essere invidioso (una delle cose che più tolgono il sorriso).
Scelgo di non essere triste, che oggi la tristezza fa quasi sempre figo. Lo stereotipo maschile del “bel tenebroso” è un po’ triste, perché oh, se hai qualcosa per essere triste vuol dire che la vita la vivi, che sei un combattente, e chissà che storia c’è dietro!, e via dicendo con queste e altre stupidaggini.
(Se volete approfondire il tema della tristezza, a costo di essere monotono vi consiglio queste due belle catechesi di…don Fabio Rosini, sempre lui).Sparkling Joy
Scelgo di vivere con “fortezza d’animo”, che sembrerà una cosa demodé, ma funziona.
Scelgo di vivere come qualcuno a cui è stato dato il dono della Speranza.
Scelgo di vivere come qualcuno che ha la certezza della giustiza.
Scelgo di vivere guardando la mia vita non come la guarderebbe un pover’uomo quale io sono, con lo sguardo pieno di impurità, quindi incapace di vedere bene, ma come la guarda Dio.

Quanta roba, eh? A voi probabilmente è venuto il fiatone a leggerla (a me è venuto a scriverla). Ecco quindi la seconda fonte: un sorriso vero è una grazia di Dio – che spesso, troppo spesso, io almeno mi scordo di chiedere.

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